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Secondo la leggenda faceva parte delle fortificazioni delle chiuse longobarde, ma le prime notizie risalgono ad atti notarili del XIII secolo: il castello viene citato come Castrum Capriarum e figura tra i territori su cui i Savoia esercitavano diritti di baronia. L'edificio, tuttavia, non era di loro proprietà, bensì sede della Castellania di San Giusto di Susa; era quindi una sede abbaziale in cui si trovavano un tribunale e un carcere, presidiati da un esiguo numero di soldati. La tradizionale denominazione che la attribuisce al Conte Verde Amedeo VI di Savoia non ha invece alcun riscontro storico.
Il Parco naturale Orsiera-Rocciavrè è un parco naturale che ricopre una vasta area alpina del Piemonte occidentale tra le Alpi Cozie e le Alpi Graie, più precisamente tra la Val Susa e la Val Chisone, con punta massima raggiunta dal Monte Orsiera (2878 m s.l.m.), mentre il valico alpino principale è quello del Colle delle Finestre (2176 m s.l.m.). Il parco è stato unito a livello gestionale al Parco naturale dei Laghi di Avigliana, al Gran Bosco di Salbertrand, al Parco Naturale della Val Troncea, alla Riserva naturale dell'Orrido di Foresto e alla Riserva naturale dell'Orrido di Chianocco.
Il castello di San Giorio domina la media valle di Susa dallo sperone roccioso dove sorge il paese di San Giorio di Susa, a circa 45 km dal capoluogo Torino. Tra i più evidenti castelli in val di Susa per chi transita in questo territorio, i suoi resti visibili oggi, cioè la torre rotonda e l'aula affiancata, costituiscono solo una parte di un complesso molto più vasto e imponente, la cui funzione era il controllo del transito di mercanti e eserciti lungo la Valle. Abbattuto in gran parte nel corso del XVIII secolo, con ulteriori crolli nel corso del XX, è attualmente in restauro.
Il Castello di Avigliana è uno dei più antichi castelli del Piemonte (X secolo). Attualmente diroccato, si trova ad Avigliana all'imbocco della Val di Susa, a 25 km dal capoluogo Torino. Il castello fu costruito nel 924 dal marchese di Torino Arduino il Glabro. Di mole possente e con alte torri si sviluppò facilmente grazie alla sua posizione (era l'ultimo baluardo prima di Torino per chi proveniva dalla Francia) subendo nei secoli numerose distruzioni e saccheggi. Venne menzionato per la prima volta ad uan cronaca redattaa tra il 1058 ed il 1061.
Di origine presumibilmente trecentesca, si ipotizza che il castello sia sorto come avamposto dei Cavalieri Gerosolimitani, oggi noti come Ordine di Malta. I primi proprietari della cscian e del Castello furono i Revigliasco e successivamente subentrarono i Parpaglia. All'Ing. Carlo Mosca sono attribuibili alcune modifiche apportate all'impianto originario nel 182
Il Castello domina l'abitato dalla cima del poggio su cui sorge. Le sue origini sono antichissime in quanto già in epoca romana nel luogo dove sorge era un piccolo fortilizio. Dopo essere stato oggetto di diverse costruzioni difensive, nel XIII secolo il castello subì nuovi interventi architettonici che gli conferirono l'attuale aspetto.
Il santuario fu costruito a partire dal 1629 per ricordare alcuni miracoli attribuiti all'intervento di Sant'Ignazio di Loyola. Tra questi può essere ricordata la protezione accordata agli abitanti della zona contro un'invasione di lupi che terrorizzava in quegli anni le valli di Lanzo e che costò la vita non solo a numerosi capi di bestiame ma anche ad alcuni bambini, che vennero divorati dagli animali.
Il castello di Masino, a Caravino, per dieci secoli fu la residenza principale dei conti Valperga di Masino. Fino al Rinascimento venne difeso da alte mura e imponenti torri di guardia, poi abbattute per far posto a monumentali e splendidi giardini di fattezze romantiche e tipiche dell'Italia aristocratica. L'intero edificio è letteralmente ricoperto da affreschi, mobili di raffinatissima fattura e sede d'un museo di carrozze settecentesche davvero straordinario. Attualmente il castello è gestito dal Fondo Ambiente Italiano ed è inserito nel circuito dei castelli del Canavese.
Antico insediamento rurale (grangia) cistercense sulle rive del torrente Sangone, alle dipendenze dell’Abbazia di Staffarda, passò sul finire degli anni Trenta del Trecento alla famiglia dei Vagnone che la fortificò innalzandovi una residenza turrita, dando così origine al cosiddetto castello del Drosso. A pianta quadrata, in mattoni a vista, con tre piani fuori terra, raccolto attorno ad una corte chiusa e completato dalle canoniche quattro torri angolari, l’apparenza attuale del complesso è l’esito di reiterate trasformazioni successive che tuttavia non hanno tolto al suo involucro esterno il carattere di fortificazione.
Prende il nome dall'omonimo ponte che, secondo la leggenda, fu il diavolo in persona a costruire dopo che crolló per ben due volte. In cambio il diavolo avrebbe preso con sé l'anima del primo a transitare sul ponte, e per questo venne fatto passare un cagnolino. Il diavolo, adirandosi, avrebbe sbattuto violentemente le sue zampe sulle rocce circostanti formando le caratteristiche "Marmitte dei Giganti", ancor oggi visibili dietro la Cappella di San Rocco, all'imbocco del ponte dalla parte di Lanzo.
E' un isolotto situato nei pressi della costa ligure, nella Riviera di Ponente, di fronte al comune di Bergeggi. L'estremità del piccolo promontorio di Punta Predani dista dall'isola poche centinaia di metri. La zona marina circostante l'isola era stata inserita tra le aree per le quali sarebbe stata istituita un'area marina protetta, per via delle caratteristiche dei fondali dal punto di vista biologico: il Decreto ministeriale del 7 maggio 2007 ha reso effettiva l'istituzione dell'Area marina protetta Isola di Bergeggi.
Occupa 14.035 ettari, costituisce il secondo segmento del Sistema delle aree protette della fascia fluviale del Po e si estende dal territorio compreso nel comune di Casalgrasso (dove termina il Parco del Po Cuneese) sino al territorio del comune di Crescentino (dove inizia il Parco del Po Vercellese/Alessandrino). Il parco è candidato ad essere riconosciuto riserva della biosfera dall'UNESCO.
Il salto del Pis, circa 14 metri di altezza in una conca di circa 30 metri di diametro, deve le sue forme a centinaia di migliaia d’anni di erosione operata dalle acque su rocce particolarmente dure che, proprio per questo, hanno limitato l’azione delle acque stesse. Si tratta di serpentiniti, rocce ricche di ferro e magnesio, derivanti da magmi di antica crosta oceanica.
Follònica è un comune italiano di 21 741 abitanti della provincia di Grosseto in Toscana. La città, bagnata dal Mar Tirreno, si affaccia al centro del Golfo di Follonica ed è la seconda città della provincia per numero di abitanti dopo il capoluogo, oltre che centro principale dell'area delle Colline Metallifere grossetane.
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